claudia petraroli

La mia ricerca si sofferma sulla soglia esistente tra l’oggetto e la sua emanazione. Indagando la relazione tra umano e non umano, non nella prospettiva di una convivenza pacifica ma piuttosto come “uno stato di impermanenza”,indago l’agency sia effettiva che virtuale dell’oggetto.

Influenzata dal Realismo Speculativo, teoria queer e antropologia, la mia riflessione prende impulso dall’osservazione del dato reale e della sfera connessa al consumo di massa, alla produzione di soggettività e ai rituali religiosi. Attraverso l’impiego di diversi media tra cui la fotografia, la scultura e l’installazione, opero una traduzione formale e visiva delle caratteristiche dei vari elementi, rinegoziandone la funzione. Alterando e condizionando le normali caratteristiche di informazioni, materiali e riti, mi rivolgo ad essi come “identità senza essenza”. Questo processo di esasperazione mimetica mira a decontestualizzare e astrarre significati, al fine di aumentare ed espandere le possibilità interpretative.

Dopo una attenta manipolazione, le opere sono inserite all’interno di un ambiente sensorialmente connotato. Gli oggetti, riposizionati in questo ambiguo e strano milieu, mutano il proprio stato ontologico, pur mantenendo i riferimenti originari. In tal senso, l’oggettualità dell’opera diventa uno strumento per mettere in discussione la centralità del soggetto e rinegoziare i termini che definiscono la nostra presenza nel mondo.

Seguendo una prospettiva non antropocentrica, la mia ricerca concepisce i non umani come una una sorta di specchio nascosto, esistenze che vivono al di là dell’umano ma che ciò nonostante possono rivelare molto di esso.

CLAUDIA PETRAROLI

nata a Teramo (1987)

studi

2017 Laurea specialistica in Fotografia d’arte, Accademia di Belle Arti di Brera, Milano
2012 Laurea triennale in Storia dell’arte, Università La Sapienza di Roma

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